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The Great Gatsby.
Il logo è una delle chicche migliori del film. Un film d'estetica sfavillante e decadente allo stesso tempo. Oddio, queste sembrano quelle frasi prologo di un film di terza mano, per cercare di pompare la curiosità degli spettatori...ok, allora cominciamo daccapo:
Io voglio essere amata da J.Gatsby (da Leonardo Di Caprio), un uomo solo e sognatore, che riempie la sua vita di champagne e feste a cui non partecipa, che si fa comprare le camicie da uno stylist (!), racconta fandonie sul suo passato, si costruisce il destino senza rendersi conto che noi non abbiamo nessuna possibilità di progettazione del futuro, possiamo solo cavalcare il presente.
Gatsby è innamorato di una Daisy, l'ha conosciuta 5 anni prima, durante la guerra. L'ha conosciuta a casa sua ed era così bella, così fine. Prima di baciarla guarda il cielo. Questo per me è stato un momento importante del film, come quello in cui Daisy si ritrova sul letto di Gatsby, circondata dalle sue camicie napoletane gettate come stracci; sono stati momenti in cui Daisy e Gatby hanno cavalcato il presente facendo una scelta che ha influito su tutto il resto della loro vita; come sempre accade quando si sceglie, e tutto il resto si dispiega in successione, tutto sarebbe potuto andare diversamente se solo lui non avesse scelto di darle un bacio (mi sarebbe piaciuto vedere più passione in quei baci), e votarsi a lei per sempre, legando il suo futuro ad un istante riempito di promesse. Secondo me non è un caso la scena in dissolvenza in cui la casa di Daisy assume le sembianze di quella mastodontica di Jay; il futuro è stato improntato sulla scelta di un attimo, l'architettura ha copiato, ingrandendo e sublimando, la dimora di un sogno: in fondo, il sogno della felicità.
Lei invece sceglie di restare in superficie, circondata da quelle camicie, così tante, così inutili, ha provato per un attimo una tremenda tristezza, l'ha sfiorata la consapevolezza della solitudine di quell'uomo di cui anche lei è artefice, responsabile. Eppure non si è abbandonata alla verità; da brava oca giuliva, donna fragile, dei suoi tempi, da brava donna oserei, ha abbottonato il suo stomaco a realtà troppo dolorose, scegliendo di non pensarci, che quelle camicie se vuoi, sono solo camicie.
Un film di scelte dunque.
Emerge una società in ascesa e discesa contemporaneamente, ci sono negri e tradimenti, proibizionismo e ossessioni (Leonardo maestro), pellicce e minatori ai margini della società che costruiscono grattacieli anche di notte. E certo, quegli occhialetti rubati a John Lennon che vedono tutto.
L'altra cosa che voglio sottolineare e che trovo la genialata del film, nonchè del libro, è che dalla sala sono uscita abbattuta: nessuno alla fine, a parte Nick Carraway, ha conosciuto Jay; è morto nella falsa speranza di un amore ricambiato, ha invitato la corte dei Miracoli nel suo castello, la stessa corte che non sa niente, non ha mai saputo niente e non saprà mai nulla sul conto del grande Gatsby. Non c'è riscatto!
It's false!
Carraway, che non è il protagonista, scrive di lui (adoro i libri in cui è il "contorno a servire la prima portata"), della sua storia, di quelle feste e di quel tipo con la mano a mezz'aria che tenta di afferrar qualcosa.. Il riscatto siamo noi, noi che leggiamo di Gastby. La sua storia passa nelle nostre mani e sinceramente credo che abbia già acquistato il suo posto nella mia memoria . wow.
In finale, PRADA ha fatto un lavoro eccellentissimo, soprattutto sull'uomo: ho adorato i bottoni/gemelli/gioielli sulle camicie di Jay, il suo completo rosa, la sua moltetudine di camicie.
E la pelliccia celeste di Daisy, of course!
Il logo è una delle chicche migliori del film. Un film d'estetica sfavillante e decadente allo stesso tempo. Oddio, queste sembrano quelle frasi prologo di un film di terza mano, per cercare di pompare la curiosità degli spettatori...ok, allora cominciamo daccapo:
Io voglio essere amata da J.Gatsby (da Leonardo Di Caprio), un uomo solo e sognatore, che riempie la sua vita di champagne e feste a cui non partecipa, che si fa comprare le camicie da uno stylist (!), racconta fandonie sul suo passato, si costruisce il destino senza rendersi conto che noi non abbiamo nessuna possibilità di progettazione del futuro, possiamo solo cavalcare il presente.
Gatsby è innamorato di una Daisy, l'ha conosciuta 5 anni prima, durante la guerra. L'ha conosciuta a casa sua ed era così bella, così fine. Prima di baciarla guarda il cielo. Questo per me è stato un momento importante del film, come quello in cui Daisy si ritrova sul letto di Gatsby, circondata dalle sue camicie napoletane gettate come stracci; sono stati momenti in cui Daisy e Gatby hanno cavalcato il presente facendo una scelta che ha influito su tutto il resto della loro vita; come sempre accade quando si sceglie, e tutto il resto si dispiega in successione, tutto sarebbe potuto andare diversamente se solo lui non avesse scelto di darle un bacio (mi sarebbe piaciuto vedere più passione in quei baci), e votarsi a lei per sempre, legando il suo futuro ad un istante riempito di promesse. Secondo me non è un caso la scena in dissolvenza in cui la casa di Daisy assume le sembianze di quella mastodontica di Jay; il futuro è stato improntato sulla scelta di un attimo, l'architettura ha copiato, ingrandendo e sublimando, la dimora di un sogno: in fondo, il sogno della felicità.
Lei invece sceglie di restare in superficie, circondata da quelle camicie, così tante, così inutili, ha provato per un attimo una tremenda tristezza, l'ha sfiorata la consapevolezza della solitudine di quell'uomo di cui anche lei è artefice, responsabile. Eppure non si è abbandonata alla verità; da brava oca giuliva, donna fragile, dei suoi tempi, da brava donna oserei, ha abbottonato il suo stomaco a realtà troppo dolorose, scegliendo di non pensarci, che quelle camicie se vuoi, sono solo camicie.
Un film di scelte dunque.
Emerge una società in ascesa e discesa contemporaneamente, ci sono negri e tradimenti, proibizionismo e ossessioni (Leonardo maestro), pellicce e minatori ai margini della società che costruiscono grattacieli anche di notte. E certo, quegli occhialetti rubati a John Lennon che vedono tutto.
L'altra cosa che voglio sottolineare e che trovo la genialata del film, nonchè del libro, è che dalla sala sono uscita abbattuta: nessuno alla fine, a parte Nick Carraway, ha conosciuto Jay; è morto nella falsa speranza di un amore ricambiato, ha invitato la corte dei Miracoli nel suo castello, la stessa corte che non sa niente, non ha mai saputo niente e non saprà mai nulla sul conto del grande Gatsby. Non c'è riscatto!
It's false!
Carraway, che non è il protagonista, scrive di lui (adoro i libri in cui è il "contorno a servire la prima portata"), della sua storia, di quelle feste e di quel tipo con la mano a mezz'aria che tenta di afferrar qualcosa.. Il riscatto siamo noi, noi che leggiamo di Gastby. La sua storia passa nelle nostre mani e sinceramente credo che abbia già acquistato il suo posto nella mia memoria . wow.
In finale, PRADA ha fatto un lavoro eccellentissimo, soprattutto sull'uomo: ho adorato i bottoni/gemelli/gioielli sulle camicie di Jay, il suo completo rosa, la sua moltetudine di camicie.
E la pelliccia celeste di Daisy, of course!



Anche io ho adorato questo film.. !!!! (Bravissimo Di Caprio.. *_* ) By E. ;-)
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