22


Certe cose appariranno diverse,
non ne sono ancora convinta ma sento che è la cosa giusta. Prendere le distanze non significa essere per forza razionali, anzi penso che andarsene, almeno per un pò, sia una spinta che prende forza dall'istinto.
Partire ci dicono che è doloroso, ma non è vero. Lasciare i luoghi in cui si è stato non significa abbandonarli. Lo stesso è con le persone. Dobbiamo capire, e Dio solo sa perchè è così difficile, che non possediamo niente. In questo modo, ci si accorge che non c'è niente che possa essere perduto. Si può togliere qualcosa solo a chi può farselo togliere.
Io non ho Roma, non ho amici e non ho genitori. L'affetto non si può stringere tra le dita, ed è solo con il palmo aperto che si può sentire di avere tutto.
Muoversi è semplicemente cambiare. Sembra passato un anno da quando in Olanda, a Rotterdam ho letto quella scritta sulla facciata di una Accademia: I have change to be the same.
Dovrebbe essere molto più semplice di come la faccio io, ma siamo cresciuti nella paura, paura di perdere e perderci. Paura di lasciare la via in cui ci troviamo, il cuscino che ci culla. Paura che torneremo cambiati, che non riusciremo più ad inserirci. Che le cose rotolino ed è stato uno spreco di tempo. Soprattutto, paura che c'era un posto quì per noi, ma che non abbiamo saputo riconoscerlo e sarà troppo tardi. Ma che sciocchezza. Le crisi sono benedette quando portano cambiamento. Sembra che la crisi nostra, della nostra generazione massacrata, non ci stia portando da nessuna parte. E questo accade quando non sono le persone che ci vivono ad averne il controllo. Non sappiamo quale responsabilità assumerci e continuiamo a tirare avanti. Dobbiamo riprendere il controllo del nostro avvenire e cercarlo.
Sarà tutto lontano da laggiù

Commenti