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Il problema delle "scuole" di moda è che non si riesce a
trovare un equilibrio tra stile (nei termini di: ricerca, sviluppo dell'idea,
cultura e altri ble bla) e lavoro pratico (conoscenza delle tecniche, dei
materiali, dello sviluppo taglie...). Le fashion schools prendono sempre una
strada più che l'altra; o si esce stilisti, o si esce artigiani. Meglio; ci si
prova. Il che, nel primo caso è semi-impossibile perchè senza SAPERE cosa
disegni, si fanno solo voli pindarici "immaginiferi". Non è neanche del tutto
sbagliato; voglio dire, se fosse un artigiano a pensare le proprie creazioni, all'
80% farebbe delle cose che sà di poter fare, senza spingersi troppo
oltre i limiti del proprio sapere. Non si complicherebbe la vita per un idea.
Penserebbe subito alla fattibilità del prodotto, in maniera molto pragmatica,
al contrario, appunto, del designer stralunato.
Uscire artigiani belli e fatti è altrettanto inverosimile; ci
vuole tempo, pratica, la confidenza col mestiere che si apprende solo con
l'esperienza.
Or dunque, mi sembra chiaro che le scuole DEVONO compiere una
scelta di programma didattico sensato che, inevitabilmente, deve vertere sulla
decisione tra "pensare" o "fare", anche perchè scuole,
accademie, università, hanno un corso di durata breve rispetto al tempo che ci
vorrebbe per preparare una figura professionale completa. Fin quì tutto ok, ma
allora, perchè mi sembra che le scuole si vendano come enti miracolosi, che
danno tutte le competenze necessarie per lavorare nel fashion system? this is
false!
Il problema quì è il fioccare di trasmissioni che accrescono
l'idea che essere stilisti sia un sogno, a discapito dell'artigianalità. Il
problema quì, è l'aurea che si è andata creando negli anni da Vionnet a
Riccardo Tisci, cioè intorno al genio dello stile. E dove sono le personalità
delle premiér, dei sarti, pellicciai, modellisti vari?
Allora, la mia tesi non è da paladina della giustizia dell'ago e
dell'ego dei sarti, non rivendico alcuna supremazia di ruoli. Esatto! Nessuna
supremazia! la moda non è arte (a parte rari casi) e seppur fosse non potrebbe
essere BRAND = ARTISTA, ma più che altro, assomiglierebbe ad una FACTORY, dove
un gruppo di persone, lavorano per uno stesso scopo.
La mia tesi è quella di prendere coscienza che pensare e fare
devono amalgamarsi insieme, e che raramente possano essere due qualità sviluppate
al massimo in uno stesso individuo, per cui sarto e designer (ma non c'è una
parola per "sarto" tanto fica come "designer"?) si
completano e supportano, senza che uno dei due possa prendersi più merito
dell'altro.
Inutile avere un cervello se non invia impulsi ai muscoli,
oppure dei muscoli senza cervello (...)
é giusto che le scuole diano una infarinatura generale del pensare
e del fare, contemporaneamente?
Io credo che sia un discorso supportabile nel primo anno, dopo di
ciò, che gli alunni compiano una scelta di quello per cui sentono
attitudine specifica.
Ma il punto è: come si fà a scegliere di specializzarsi in
modellistica se tutto intorno il mondo acclama la professione dello stilista?
Occorrerebbe essere "brainy students", non
soggiogati dalla massa, consapevoli e non rincorrere una moda corrente.
ops, forse un pò di moda possono seguirla..
PS: i mie studi presso l'Accademia di Costume e Moda, non sono
stati incentrati solo su tecnica e stile della moda, ci hanno infilato dentro
anche costume e la sua storia (claro, è nel nome),
cinema-arte-anatomia-discipline pittoriche-e-tant'altra roba.
Ancora mi devo laureare.



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