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Semini quello che raccogli.
La teoria dell'eterno secondo.

Ho la sensazione di arrivare sempre seconda. Il che è veramente, veramente tremendo. Chiaro che mi consolo ingollando stronzate tipo: "non era questa la tua occasione" "non è che non era giusto il tuo lavoro, era che si cercava qualcosa di diverso" "il destino ha in serbo qualcosa d'altro per te".
Bugia. Per quanto faccia male ammetterlo, la verità è che non gli piaci abbastanza. No, scherzo, questo è un film.
La verità è che se non arrivi prima, se non vinci,
è perchè il tuo risultato non è maturo, hai ancora della strada da fare, prima di esplodere
("aspetterò il momento per un migliore slancio", qualcuno cantava). Il che è avvilente e calmante (almeno adesso che mi sono rotolata nel mio vittismo post-missione-colloquio-fallito).
Avvilente perchè mi dico: il massimo non è bastato, e giuro che è una vita che me lo dicono i risultati. Sai, sono sempre stata la bambina del "si impegna ma potrebbe fare di più", quella che sulla paggella c'ha sempre distinto anziché ottimo, quella che prende i 29, interessante ma non eccezionale. Quella che non arriva sul podio, la fuori concorso...basta Virginia o ti rimetti a piangere.
Bella pezza. L'unica volta che ho vinto qualcosa è stata ad una tombola (che poi cazzo, ci fosse stato un minimo di talento nella scelta delle schedine). Il che è successo una decina di anni fà, per cui ho il petto sgonfio da allora. sight.
Ma mio padre mi diceva: adesso compro un gratta e vinci e vinciamo. Abbiamo vinto, diverse volte, roba tipo mille lire, ma vincevamo. Questo non significa non aver perso. Tante volte. Sicuramente più di quelle in cui la tabbaccaia grassa ci porgeva il biglietto rosa tra uno sbadiglio e l'altro.
La parabola mi insegna che dobbiamo crederci, sempre e comunque, con tutta la forza, anche se il nostro massimo non è bastato.
Oggi non basta, domani neppure, tra due giorni, chissà? Si cresce a suon di sconfitte, di porte chiuse, di cose andate storte. Mi stò immaginando infervorata mentre un frustino mi colpisce...no, no, male male.
Questa è la parte che mi tranquillizza, quella in cui mi racconto che devo ancora crescere e stò crescendo. Quella in cui mi rendo conto che bisogna bruciarsi prima di apprezzare il fuoco. La storia di me che deve migliorare, che c'è della strada da fare.
Questo non mi spaventa, al contrario, mi ellettrizza.
Per cui auguratevi di perdere, ve lo dice una perdente errante.

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